Depositi tokenizzati vs stablecoin: per cosa si contendono il mercato banche, fintech e aziende crypto nel 2026

Stablecoin e depositi

La competizione tra depositi bancari tokenizzati e stablecoin è diventata nel 2026 uno dei temi centrali nel dibattito sul futuro del denaro. Entrambe le soluzioni promettono trasferimenti più rapidi, regolamento operativo 24 ore su 24 e pagamenti programmabili, ma si basano su idee molto diverse riguardo a chi dovrebbe emettere il denaro digitale e chi dovrebbe controllare il rapporto con gli utenti. Le banche vogliono trasferire il tradizionale modello dei depositi nella finanza basata su blockchain senza perdere raccolta, clienti e tutele normative. Gli emittenti di stablecoin e le società crypto promuovono invece un modello pensato per muoversi con maggiore facilità tra reti blockchain pubbliche. Le fintech si collocano tra questi due mondi e cercano la forma di denaro digitale capace di offrire la combinazione più efficace tra diffusione, velocità, costi e certezza normativa.

Perché i depositi tokenizzati sono diventati strategici per le banche

Un deposito tokenizzato non è semplicemente una criptovaluta creata da una banca. Nella sua forma più comune rappresenta un deposito bancario commerciale già esistente registrato su un registro digitale. Il cliente continua ad avere un credito nei confronti della banca e il denaro resta parte del bilancio dell’istituto, invece di trasformarsi in un token separato garantito da riserve ed emesso da una società esterna. Questa differenza è importante perché i depositi sono fondamentali per il modo in cui le banche finanziano i prestiti, gestiscono la liquidità e mantengono rapporti di lungo periodo con clienti aziendali e istituzionali. La tokenizzazione modifica il modo in cui questo credito può essere trasferito, ma non ne cambia necessariamente la natura giuridica e finanziaria.

È anche per questo motivo che diversi grandi gruppi bancari sono andati oltre le semplici sperimentazioni. J.P. Morgan ha reso disponibile ai clienti istituzionali il proprio token di deposito denominato in dollari statunitensi, JPM Coin, identificato dal ticker JPMD, sulla rete Base dopo aver completato una fase di proof of concept nel 2025. Secondo la banca, il servizio consente emissione, rimborso e trasferimenti quasi istantanei in qualsiasi momento, senza essere limitati agli orari bancari tradizionali. Nell’aprile 2026, Kinexys by J.P. Morgan dichiarava di aver elaborato oltre 3.000 miliardi di dollari di transazioni dalla sua nascita attraverso le proprie attività basate su blockchain, con una media superiore a 5 miliardi di dollari al giorno.

Anche altri grandi istituti internazionali stanno perseguendo obiettivi simili attraverso modelli differenti. HSBC ha esteso il proprio Tokenised Deposit Service agli Stati Uniti nell’aprile 2026, dopo averlo introdotto nel Regno Unito, a Hong Kong, Singapore e Lussemburgo. Il servizio è rivolto soprattutto alle aziende che gestiscono liquidità tra centri di tesoreria, società controllate e mercati situati in fusi orari diversi. Citi Token Services, invece, consente ai clienti istituzionali partecipanti di trasferire depositi tokenizzati 24 ore su 24, e nel luglio 2026 Siam Commercial Bank è diventata la prima istituzione finanziaria cliente a utilizzare il servizio combinato di Citi per il clearing in dollari statunitensi 24/7 e i depositi tokenizzati.

La vera posta in gioco riguarda depositi, liquidità e controllo dei rapporti di pagamento

Per le banche, la questione commerciale va ben oltre la possibilità di velocizzare un pagamento di qualche secondo. I depositi dei clienti rappresentano una fonte importante di finanziamento relativamente stabile. Se aziende o consumatori iniziassero a trasferire una parte crescente della propria liquidità verso stablecoin emesse al di fuori del settore bancario, gli istituti potrebbero trovarsi ad affrontare una concorrenza maggiore nella raccolta. L’impatto dipenderebbe dalla diffusione delle stablecoin e da dove gli emittenti custodiscono le riserve, ma il rischio strategico è evidente: denaro che prima rimaneva direttamente nel bilancio bancario potrebbe passare sotto il controllo di un altro emittente.

I depositi tokenizzati offrono alle banche un modo per proporre molte delle caratteristiche che hanno reso interessanti le stablecoin senza rinunciare al rapporto di deposito. Un’azienda può potenzialmente mantenere denaro bancario regolamentato beneficiando al tempo stesso di trasferimenti 24/7, regolamento più rapido e condizioni di pagamento automatizzate. Per una multinazionale, questo potrebbe significare spostare liquidità tra conti autorizzati anche dopo gli orari tradizionali di chiusura, invece di lasciare capitale inutilizzato fino al giorno bancario successivo. Per la banca significa inoltre mantenere collegati allo stesso conto i controlli di identità, le procedure di conformità e i servizi di tesoreria già esistenti.

C’è poi un ulteriore vantaggio: i depositi tokenizzati possono essere collegati direttamente ad altri strumenti finanziari tokenizzati. Un pagamento, ad esempio, può essere eseguito soltanto quando cambia contemporaneamente la proprietà di un’obbligazione digitale o di un altro asset. In questo modo si riduce il periodo durante il quale una parte ha già consegnato mentre l’altra non ha ancora completato la propria prestazione. Il progetto Agorá, guidato dalla BIS, ha dimostrato nel 2026 che depositi bancari commerciali tokenizzati e riserve di banca centrale tokenizzate possono essere combinati per il regolamento atomico multivaluta, permettendo di completare insieme le parti collegate di una transazione anziché attraverso una sequenza separata di passaggi.

Perché le stablecoin restano un concorrente forte e non un prodotto crypto temporaneo

Le stablecoin affrontano lo stesso problema partendo da una prospettiva opposta. Invece di rappresentare un deposito presso una determinata banca commerciale, una stablecoin ancorata a una valuta tradizionale viene generalmente emessa come token trasferibile il cui valore mira a seguire quello di una valuta come il dollaro statunitense o l’euro. Le principali stablecoin possono circolare tra wallet compatibili, exchange e applicazioni basate su blockchain senza richiedere che entrambe le parti utilizzino conti presso lo stesso istituto bancario. Questa portabilità è uno dei loro principali punti di forza, soprattutto nel trading crypto, nel regolamento di asset digitali e nei trasferimenti internazionali che avvengono già su reti blockchain pubbliche.

Il principale vantaggio delle stablecoin è quindi la distribuzione. Un token già supportato da numerosi wallet, exchange e servizi finanziari può diventare utilizzabile prima che tutte le banche concordino uno standard tecnico comune. Gli utenti possono trasferirlo nei fine settimana, fuori dagli orari bancari e tra diversi Paesi, purché siano disponibili la rete blockchain scelta e i relativi fornitori di servizi. Anche le fintech possono costruire prodotti di pagamento o tesoreria attorno a una stablecoin già esistente, evitando di dover negoziare separatamente connessioni tecniche con numerosi istituti commerciali.

Una stablecoin, tuttavia, non è equivalente a un deposito bancario soltanto perché entrambi sono denominati in dollari o euro. Il diritto del possessore, la struttura delle riserve, le condizioni di rimborso e le tutele normative dipendono dall’emittente e dalla legislazione applicabile. Anche stablecoin ben garantite possono essere scambiate sul mercato secondario leggermente al di sopra o al di sotto del valore di riferimento. La BIS ha più volte evidenziato questa differenza nel confronto tra stablecoin e moneta bancaria commerciale regolata attraverso il tradizionale sistema monetario a due livelli. Per le aziende che movimentano grandi quantità di denaro, anche differenze limitate nelle condizioni di rimborso, nella liquidità o nel rischio di controparte possono assumere una notevole rilevanza economica.

La regolamentazione sta trasformando le stablecoin in una questione centrale per la politica finanziaria

Nel 2026 la domanda non è più se i governi regolamenteranno le stablecoin, ma quali requisiti imporranno a emittenti e distributori. Il regolamento dell’Unione Europea Markets in Crypto-Assets, noto come MiCA, è pienamente applicabile dal dicembre 2024 e stabilisce requisiti per gli emittenti rilevanti di stablecoin, compresi quelli relativi a governance, riserve e rimborso. I depositi bancari tokenizzati restano invece al di fuori del quadro MiCA dedicato alle stablecoin perché continuano a essere disciplinati dalla normativa bancaria esistente. Questa distinzione assegna a banche europee ed emittenti non bancari percorsi normativi differenti, anche quando i prodotti risultanti possono svolgere funzioni di pagamento in parte simili.

Anche gli Stati Uniti si sono mossi verso un regime federale dedicato. Il GENIUS Act ha definito un quadro normativo per le stablecoin destinate ai pagamenti e nell’agosto 2026 il Dipartimento del Tesoro statunitense ha pubblicato una proposta di regole per la sua attuazione. Il Tesoro ha indicato che le principali restrizioni relative all’emissione dovrebbero entrare in vigore il 18 gennaio 2027. Di conseguenza, il 2026 rappresenta di fatto un anno di transizione nel quale banche, società finanziarie autorizzate e imprese crypto si stanno preparando a regole più precise su chi potrà emettere stablecoin di pagamento e quali obblighi dovranno essere rispettati in materia di riserve, vigilanza e operatività.

Hong Kong offre un altro esempio di come i due modelli possano svilupparsi contemporaneamente. HSBC ha ampliato i propri servizi legati ai depositi tokenizzati e, nell’aprile 2026, ha ottenuto una delle prime licenze di Hong Kong per l’emissione di stablecoin. Il dato è rilevante perché dimostra che le grandi banche non considerano necessariamente il mercato come una scelta esclusiva tra due alternative. Un istituto può utilizzare depositi tokenizzati per la tesoreria aziendale e il regolamento istituzionale, valutando al tempo stesso l’impiego di una stablecoin regolamentata per altre tipologie di pagamento. Il confine finale dipenderà quindi probabilmente dal cliente, dal tipo di transazione e dalla rete utilizzata, piuttosto che dalla vittoria assoluta di una singola tecnologia.

Stablecoin e depositi

Cosa cercano davvero di controllare banche, fintech e aziende crypto

La competizione principale riguarda il livello monetario della finanza digitale. Con la tokenizzazione crescente di obbligazioni, fondi, depositi, materie prime e altri strumenti finanziari, ogni transazione necessita comunque di un mezzo affidabile con cui trasferire denaro. L’organizzazione che fornisce questo asset di regolamento ottiene una posizione importante nell’intera catena finanziaria. Se i depositi tokenizzati diventeranno il mezzo standard per pagare asset tokenizzati, le banche manterranno gran parte del proprio ruolo attuale. Se invece le stablecoin diventeranno lo strumento di regolamento dominante, emittenti, exchange, fornitori di wallet e società finanziarie specializzate nel settore crypto potrebbero conquistare una quota maggiore delle attività di pagamento e della relazione con i clienti.

Le banche dispongono di vantaggi difficili da replicare in tempi brevi. Gestiscono già depositi regolamentati, eseguono procedure di adeguata verifica della clientela, sono collegate ai sistemi di regolamento delle banche centrali e amministrano grandi volumi di liquidità aziendale. Il loro punto debole è la frammentazione. Un token emesso da una banca non può necessariamente essere trasferito in modo immediato e diretto nel sistema dei depositi di un’altra banca. Nell’agosto 2026 la BIS osservava che non esisteva ancora un ampio sistema multi-banca e transfrontaliero in cui i depositi tokenizzati venissero emessi e trasferiti attraverso una struttura pienamente interoperabile. Risolvere questo problema è essenziale se il denaro bancario vuole raggiungere una diffusione paragonabile a quella già ottenuta dalle principali stablecoin.

Le società che emettono stablecoin presentano invece il vantaggio e il limite opposti. I loro token possono raggiungere una diffusione molto ampia attraverso reti blockchain pubbliche e servizi legati agli asset digitali, ma il modello deve dimostrare che il rimborso al valore nominale resta affidabile anche in condizioni di stress e che gestione delle riserve, controlli contro i reati finanziari e governance sono sufficientemente solidi per un utilizzo su larga scala nei pagamenti. La regolamentazione sta gradualmente riducendo alcune di queste differenze, ma il riconoscimento normativo non trasforma automaticamente una stablecoin in uno strumento con le stesse caratteristiche economiche di un deposito bancario commerciale. Per gli utenti istituzionali sono importanti sia la certezza giuridica sia la capacità di trasferire denaro con facilità: nessuno dei due elementi può semplicemente sostituire l’altro.

Perché il 2026 indica una convivenza più che un unico vincitore

Le evidenze del 2026 indicano che i depositi tokenizzati stanno trovando il proprio spazio soprattutto nel banking wholesale, nella gestione della liquidità aziendale e nel regolamento tra istituzioni finanziarie regolamentate. L’espansione di HSBC, i servizi operativi di Citi e JPMD di J.P. Morgan rappresentano esempi concreti e non semplici progetti teorici. Anche la Bank of England sta lavorando con gli istituti sul tema del denaro tokenizzato, mentre la BIS e diverse banche centrali stanno testando modalità che permettano ai token bancari di essere regolati in sicurezza tra valute diverse. Questi progetti affrontano problemi reali come gli orari limite bancari, la riconciliazione delle operazioni, i ritardi nel regolamento e la necessità di spostare liquidità al di fuori degli orari tradizionali.

Le stablecoin mantengono tuttavia un vantaggio nei casi in cui gli utenti attribuiscono particolare valore all’accesso aperto alle reti blockchain e alla possibilità di spostare fondi facilmente tra diversi servizi dedicati agli asset digitali. Hanno già sviluppato una presenza profonda nei mercati crypto e la regolamentazione sta creando percorsi più chiari per il loro utilizzo formale nei pagamenti. È quindi improbabile che le fintech scelgano in modo definitivo una sola delle due categorie. Molte di esse collegheranno i propri servizi ai depositi bancari per le funzioni di tesoreria regolamentata, continuando al tempo stesso a supportare alcune stablecoin per i clienti o le transazioni in cui diffusione e interoperabilità delle reti blockchain risultano più importanti.

La questione più importante dopo il 2026 non è quindi se le banche riusciranno a sconfiggere le stablecoin o se le stablecoin sostituiranno i depositi bancari. Il punto decisivo sarà capire quale forma di denaro diventerà l’asset di regolamento preferito nei diversi segmenti di un sistema finanziario sempre più tokenizzato. Le banche cercano di preservare i depositi aggiungendo programmabilità e trasferimenti continui. Gli emittenti di stablecoin cercano di trasformare la vasta distribuzione sulle reti blockchain in un’infrastruttura di pagamento di uso più ampio. Fintech e società crypto vogliono poter accedere a entrambe le soluzioni senza dipendere da un solo emittente. In ciascun mercato prevarrà la forma di denaro digitale capace di combinare fiducia, liquidità, chiarezza normativa, ampia accettazione e interoperabilità pratica con il minor costo operativo possibile.